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Istituto > Manifesto Programmatico

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Preambolo
L'Istituto Italiano per gli Studi Europei nasce dagli sforzi di un gruppo di giovani che opera da oltre cinque anni nell'area a Nord di Napoli attraverso una Associazione Culturale denominata Uqbar. L'Associazione, nata nel 1993 nel Comune di Villaricca, ha lavorato per i primi anni gestendo una struttura polifunzionale comprendente un teatro, una sala prove e una sala conferenze, e organizzando cineforum, rassegne teatrali, concerti musicali e seminari di studio nel territorio del Comune di Giugliano in Campania. In questa prima fase l'Associazione ha svolto prevalentemente un'attività di promozione culturale anche attraverso la pubblicazione di due periodici, uno a carattere filosofico - letterario dal nome "Uqbar - appunti per il prossimo millennio", l'altro socio ­ politico dal nome "Uqbar e dintorni". L'Associazione ha cominciato inoltre a tessere un serie di rapporti con Enti Culturali e Istituzionali cercando di avviare una politica culturale comune, preparando, in questo modo, il terreno per un'iniziativa di più ampio respiro che ha visto, in questi ultimi anni, la realizzazione di una serie di progetti insieme ai Comuni di Villaricca, Giugliano, Mugnano e Melito, dando vita, per la prima volta, ad un vero e proprio calendario culturale comune. A tal proposito l'Associazione Culturale Uqbar si è avvalsa in questi anni della preziosa collaborazione dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici fondato dall'avvocato Gerardo Marotta, organizzando cicli di seminari di specializzazione rivolti a giovani laureati e corsi per gli studenti degli istituti superiori tesi a una crescita del livello culturale delle giovani generazioni e allo sviluppo di una maggiore coscienza civile. L'Associazione Culturale Uqbar ha lavorato nella consapevolezza della necessità di un coordinamento di tutte le forze intellettuali presenti sul territorio, che da anni vede le sue migliori speranze allontanarsi per la mancanza di collaborazione da parte dei referenti istituzionali e culturali. L'assenza, nel territorio, di una politica per le giovani generazioni rende necessario lo spostamento dell'asse culturale dalla città alla provincia ed è per questo che dalla collaborazione tra l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, l'Associazione Culturale Uqbar e l'amministrazione del Comune di Giugliano in Campania, è nata l'idea della realizzazione di un centro di formazione e ricerca permanente. In particolare si è pensato ad un Istituto di studi europei che, come è meglio espresso nel manifesto programmatico, potrebbe inserire la provincia di Napoli in una prospettiva più ampia e avvicinarla alle grandi problematiche del prossimo millennio. Il Mezzogiorno d'Italia rappresenta una sfida fondamentale per il processo di integrazione sociale e culturale dell'Europa dei prossimi anni e, soltanto riuscendo a risolvere i problemi dei Sud d'Europa che per primi, con la Magna Grecia, hanno visto il sorgere della civiltà occidentale e che rivendicano il loro diritto di essere ancora una volta protagonisti, l'Europa potrà dire di essere riuscita veramente nel suo intento di unità culturale e politica. L'Associazione Culturale Uqbar, insieme all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e al Comune di Giugliano ha già organizzato un ciclo di lezioni sulla storia dell'integrazione europea, e da questo progetto è nato un gruppo di studio, formato da giovani laureati, che da tempo sta lavorando a una rivista, dal titolo "Corriere d'Europa", che si occuperà dell'analisi dei possibili sviluppi della comunità europea. E' per questo motivo che i membri dell'Associazione Culturale Uqbar e l'Avv. Marotta hanno considerato necessario dar vita per i prossimi anni ad una fondazione, denominata "Istituto Italiano per gli Studi Europei", per poter meglio organizzare le attività che si propongono.

Manifesto programmatico
L'Istituto Italiano per gli Studi Europei si ispira ad un principio fondamentale secondo cui nell'incontro fra le culture umane i saperi non devono contrapporsi, al contrario, devono interagire e modificarsi. La modificazione conseguente all'incontro di culture non significa, però, oblio della memoria storica, anzi il valore che assume la memoria storica per lo sviluppo del pensiero, per l'identità, per l'agire stesso, è per l'Istituto Italiano per gli Studi Europei assoluto. La memoria si configura come l'unica possibilità che l'uomo ha di vincere sul proprio passato, e di durare, di porre le fondamenta del futuro. Riteniamo di non sbagliare se individuiamo nel dialogo l'obiettivo di questo Istituto, il dialogo che è strumento conoscitivo esso stesso. L'Istituto Italiano per gli Studi Europei nasce e si propone come crocevia di culture diverse, come luogo di incontro e confronto, come centro di studi della storia delle civiltà, divulgazione del pensiero degli uomini che hanno contribuito al progresso civile degli stati, nel tentativo di formare le radici di una coscienza profonda, legata alle vicende e ai reali bisogni dell'uomo. Solo da qui, infatti, si possono tracciare tutti i nuovi confini, tutte le tensioni ideali che segneranno il secolo che si apre, coscienza di tutti e di ognuno. E' essenziale osservare le vicende storiche, da questo punto di vista, oggi che l'Occidente europeo sta per compiere passi importanti verso la nascita degli Stati Uniti d'Europa, il progresso civile va ricercato ogni momento con assiduità, esso cresce quando aumentano le possibilità di sviluppo di ogni individuo e non di alcuni settori o classi sociali soltanto. La stessa Europa unita rischia di diventare un blocco di potere economico se non si costruisce secondo questi principi, rischia, cioè, di porsi nel mondo non come esempio di civiltà e democrazia ma interpretando la propria parte di potenza finanziaria. Le guerre, oggi, si possono combattere con le armi della finanza. In quest'ottica le scuole europee devono essere centri di diffusione del sapere in cui si creino le premesse per l'integrazione delle culture non solo europee, ma anche delle popolazioni immigrate, d'oltre oceano, asiatiche, africane. "L'apertura sulle altre culture è nella natura dei nostri popoli". L'Istituto Italiano per gli Studi Europei non riconosce nell'ente Europa un blocco chiuso, un centro di cultura in opposizione alle altre. Non esiste cultura che giustifichi l'esclusione delle altre. Soprattutto l'Istituto Italiano per gli Studi Europei deve avere il compito, continuo, di avvicinare gli individui all'ente Europa qualora l'Europa corra il rischio di divenire un entità decisionale senza controllo da parte dei cittadini che hanno compreso quanto il semplice atto di unire in un unico Stato, in comuni intenzioni e finalità diversi popoli, sia importante in una terra da sempre attraversata da scissioni e lacerazioni sanguinose. Sarebbe assurdo che, poi, quell'entusiasmo vedesse come unico effetto la costituzione di un mero centro di interessi economici e finanziari che non farebbe altro che portare su scala internazionale i conflitti fra le nazioni. L'economia è un mezzo e non un fine. L'unica Europa auspicabile è quella della cultura e della ricerca. Qui si inserisce la funzione dell'Istituto Italiano per gli Studi Europei, che, così come viene pensata, deve fornire energia a quelle spinte che all'interno del processo di unificazione, tendono alla eliminazione progressiva dei particolarismi e del frazionamento della ricerca. Insomma se un fenomeno storico come quello che si sta verificando ha una portata così grande proprio per l'universalismo che contiene in sé, è evidente che le scuole di pensiero europee debbano elaborare e sistemare teoreticamente tale universalismo e contrapporsi ad altre spinte che tendano ad avvantaggiare gruppi ristretti, a formare blocchi di potere, rischiando di viziare gravemente un avvenimento unico nella storia dell'Europa. In tale contesto anche le identità nazionali acquistano una forma più definita e più limpida, proprio perché private delle storture e delle contingenze che in passato le hanno trasformate in nazionalismi. L'Istituto Italiano per gli Studi Europei è una scuola di pensiero, cioè un luogo in cui si elaborano idee, in cui si prova a recuperare la visione moderna del mondo secondo cui il singolo individuo non è più suddito ma cittadino e l'uguaglianza di possibilità e di condizioni materiali di esistenza fra gli uomini delle varie nazioni è condizione necessaria per il progredire della conoscenza e della civiltà. L'Europa unita, ha detto Mitterand, è la vittoria dell'Europa su se stessa, sul proprio negativo. Se la mancanza di dialogo ha generato la mostruosa "guerra civile europea" è auspicabile la creazione di una fitta rete di centri di ricerca destinati ad intensificare gli scambi fra le Università, i laboratori, gli istituti affinché vengano ad incontrarsi su un piano comune le intelligenze che possono favorire il progresso della civiltà nel nostro continente. L'Europa Unita deve essere l'occasione di scrivere la storia di un'identica tensione verso la democrazia, verso il progresso comune. L'Istituto Italiano per gli Studi Europei non può mancare a questo appello ancor più perché nasce in uno stato civile degradato, in cui la mancanza di cultura ha interrotto il processo di democratizzazione che la modernità deve avviare. Il centro di studi deve intendere la cultura non come passiva ricezione di informazioni, deve proporsi come luogo di dibattito in cui il sapere sia lo strumento per interagire con il reale.